ROMA. Il governo va avanti sull'esame del disegno di legge costituzionale e si discute alla Camera la separazione delle carriere tra magistratura requirente e giudicante. La maggioranza ha chiesto una seduta fiume fino ad approvazione, prevista per giovedì alle 12, che ha avuto il via libera dall’Aula. Ed è polemica. La questione è la seguente: solo con la seduta fiume si è obbligati a fissare l’orario di voto. E, sostengono dall’opposizione, la maggioranza aveva bisogno di sapere a che ora essere in aula per assicurare i numeri.

«Questa mattina i lavori si sono fermati per l’assenza del Governo in aula», attacca la capogruppo del Pd Chiara Braga. Che ricorda come oggi la premier Giorgia Meloni sarà nelle Marche, sul palco di piazza Roma, ad Ancona, insieme ai suoi vice Matteo Salvini e Antonio Tajani, per la manifestazione a sostegno della candidatura di Francesco Acquaroli. La scelta di una seduta fiume, la capogruppo del Pd la definisce «una forzatura gravissima, decisa dalla maggioranza e inspiegabilmente avallata dalla Presidenza della Camera che ha piegato il calendario parlamentare all'agenda della propaganda dell'esecutivo».

La riforma della giustizia è centrale per il governo. Ecco i punti principali: la separazione delle carriere tra magistratura requirente e magistratura giudicante, la creazione di due Consigli superiori della magistratura, con i componenti nominati per sorteggio, e la creazione di un’Alta Corte disciplinare. E se i magistrati, da mesi, si scagliano contro le norme proposte dall’esecutivo, giudicandole «umilianti per la categoria», aspre critiche arrivano anche dai banchi dell’opposizione. I democratici dichiarano: «La separazione delle carriere non affronta i veri problemi della giustizia - processi troppo lunghi, organici insufficienti, digitalizzazione inadeguata, carceri in condizioni drammatiche. Non solo. La separazione delle carriere mina l'indipendenza della magistratura e, in particolare, dei pubblici ministeri, aprendo la strada al loro assoggettamento al potere politico e mettendo in discussione l'obbligatorietà dell'azione penale e la stessa legalità».