Sul pavimento, corpi accanto a corpi accanto ad altri corpi. Volti di bambini coperti di polvere e sangue. Occhi sbarrati. Veli di donne insanguinati. Barelle che sfrecciano, sirene assordanti, pianti, caos. Sullo sfondo rumore di artiglieria. E quei teli bianchi a coprire le atrocità delle bombe sugli uomini. La guerra si assomiglia sempre, e a volte si ripete. «Qui sembra di essere tornati a ottobre e novembre del 2023», ci dice al telefono Mohammed Abu Salmiya, direttore dell’ospedale Al Shifa di Gaza City, il più grande della Striscia. «Solo che nel 2023 questo posto funzionava: avevamo più medicinali, più personale, più cibo e quindi più forze». Risponde a qualche ora dalla «notte delle notti», come l’ha definita la giornalista palestinese Samar Abu Elouf. La notte che ha segnato l’inizio dell’offensiva di terra dell’esercito israeliano a Gaza City.
Il direttore dell'Al Shifa Hospital a Gaza City: «Qui manca tutto. I pazienti morti in fila. Senza antibiotici dobbiamo amputare»
Mohammed Abu Salmiya: «Siamo inondati di pazienti, non ci sono più letti disponibili»











