Un anno fa, dalla Striscia, salivano a bordo dei voli pazienti carichi di bagagli, effetti personali, ricordi. Oggi vediamo arrivare persone che non hanno più nulla: nessuna borsa, vestito, fotografie. Al massimo un sacchetto di carta con un po’ di cibo e acqua ricevuto dalle Ong. Siamo passati da soccorrere bambini con patologie a piccoli feriti dalla guerra che hanno perso tutto, giunti da abitazioni rase al suolo». Nicola Petrucci, 39 anni, è infermiere del 118 alla centrale di Pistoia-Empoli e iscritto al sindacato NurSind. Da oltre un anno è impegnato in missioni umanitarie come coordinatore infermieristico delle missioni MedEvac all’estero.
Lei ha partecipato nell’ultimo anno a due missioni. L’ultima a giugno. Di cosa vi siete occupati?
«Sono stati due viaggi molto diversi. Nel corso della primo, ad agosto 2024, accoglievamo bambini che avevano patologie preesistenti e non potevano essere assistiti visto l’inasprirsi della guerra. Imbarcavamo persone da portare in Italia che altrimenti non avrebbero potuto ricevere cure adeguate. Nella seconda missione abbiamo soccorso chi era stato ferito dalla guerra, colpito all’improvviso dalle esplosioni. Una volta in Italia, i piccoli pazienti vengono portati dalle ambulanze in vari ospedali. E si cerca di trovare ogni volta alloggi nelle vicinanze per i genitori che li hanno accompagnati».






