Il primo software di filtro Internet controllato dai genitori fu lanciato nel 1995 da Net Nanny. Inizialmente, questi strumenti nascevano per monitorare l’attività online dei figli, mentre oggi sono visti anche come un software per i genitori stessi, utile per gestire l’ansia generata dall’uso di Internet e dei social media da parte dei figli. Offrono l’illusione di poter controllare la dieta mediatica dei figli sugli schermi e, in parte, funzionano. Trent’anni dopo Net Nanny e dopo neanche tre anni dalla nascita di ChatGPT, il parental control entra anche nei chatbot. O almeno ci prova. OpenAI, la società che ha messo in circolazione ChatGPT, ha annunciato che entro un mese i genitori potranno tenere d’occhio le conversazioni dei figli con l’intelligenza artificiale.

L’annuncio è arrivato a poche settimane dalla causa intentata da una famiglia californiana, dopo il suicidio del figlio sedicenne che aveva confidato al chatbot la propria intenzione di togliersi la vita. Uno degli strumenti più innovativi riguarda però il monitoraggio del benessere: nel caso in cui il sistema rilevi segnali di disagio acuto da parte dell’adolescente, il genitore riceverà una notifica immediata. Questa funzione, spiega OpenAI, sarà affinata con il contributo di esperti di salute mentale, per mantenere un equilibrio tra tutela dei ragazzi e fiducia nel rapporto genitori-figli.