In Veneto è in corso un’epidemia da Chikungunya, la malattia tropicale che fino a pochi decenni fa sembrava appartenere solo alle cronache sanitarie di Africa e Asia. Non si tratta di un virus nuovo: la Chikungunya è stata identificata per la prima volta in Tanzania negli Anni 50, ma oggi fa paura anche da noi perché ha trovato un vettore ideale nelle zanzare tigre, ormai stabilmente insediate in Italia. Il virus non è letale, ma i suoi sintomi sono forti e debilitanti, e la sua presenza sul territorio solleva timori per la salute, la vita sociale e persino per gli animali domestici. Dopo i primi focolai a Modena, il contagio si è spostato a Verona e provincia, con decine di casi confermati e disinfestazioni straordinarie che coinvolgono intere comunità.

La zanzara è l’animale più pericoloso al mondo, ecco perché

26 Luglio 2025

Il paziente zero e la diffusione nel Veronese

Il primo caso autoctono è stato registrato il 6 agosto: una donna di 64 anni di Arbizzano, mai uscita dall’Italia, è stata punta da una zanzara che precedentemente aveva punto un viaggiatore malato rientrato da poco a Verona. Da quel momento il contagio si è diffuso rapidamente nei comuni limitrofi: Affi, Isola della Scala, Verona città, Valpolicella. Si tratta del secondo focolaio dopo quello di Carpi, arrivato a un centinaio di casi. Il totale dei contagi accertati in Italia è 208, divisi tra Veneto ed Emilia-Romagna, 41 associati a viaggi all’estero e 167 autoctoni. L’età media è 60 anni, e per il 47% si tratta di maschi. Finora nessun morto. E dei 46 contagiati nel Veronese soltanto due sono finiti in ospedale e nel frattempo sono guariti. La Chikungunya non è mortale, ma può essere debilitante. Il nome deriva da una parola di lingua makonde, che significa “ciò che contorce”, in riferimento proprio ai suoi sintomi: febbre improvvisa, dolori articolari fortissimi, malessere generale, talvolta accompagnati da rash cutanei. Anche dopo la fine della fase acuta, i dolori articolari possono durare settimane o mesi.