Negli ultimi mesi, in Italia, il virus chikungunya è tornato a far parlare di sé. Trasmesse dalle punture della zanzara tigre (Aedes albopictus), le infezioni sono in forte aumento: dopo anni di casi sporadici, secondo i dati dell’Istituto Superiore di Sanità, al 7 ottobre 2025 si contano 398 casi confermati, contro i soli 17 registrati nel 2024. Due i focolai principali dell’estate: Carpi (Emilia-Romagna) e Val Policella (Veneto). Ma i numeri, secondo gli esperti, raccontano una tendenza più ampia e preoccupante.
Quali vaccinazioni fare per andare in Madagascar?
RISPONDE FEDERICO GOBBI*
Il ruolo del cambiamento climatico
I nuovi focolai non sono episodi isolati, ma il segnale di un cambiamento strutturale. Temperature più miti, stagioni più lunghe, spostamenti internazionali sempre più frequenti: il mosaico perfetto per la proliferazione della zanzara e la circolazione di virus “esotici” anche alle nostre latitudini. La chikungunya non è infatti una malattia nuova, ma la sua diffusione sta cambiando.






