O “Bella ciao” echeggia come il saluto marinaro “buon vento e buon mare” sulla piccola banchina del porto turistico di Capo Passero, ultimo lembo della Sicilia orientale. La colonna sonora che accompagna l’iniziativa (prima a Genova, poi a Catania, poi a Augusta ieri infine a Capo Passero) è sempre la stessa. L’intento degli organizzatori della Global Samud Flotilla è di portare le oltre 300 tonnellate di derrate alimentare e prodotti sanitari alla popolazione della striscia di Gaza. Beni di prima necessità raccolti in Italia con il passaparola e stivati nelle imbarcazioni provenienti da Genova.
Il problema è che della ventilata trasparenza sui finanziamenti dell’encomiabile iniziative umanitaria non c’è traccia. A fine agosto gli organizzatori raccontarono che le barche erano state acquistate sul «mercato dell’usato». Nel dettaglio, riporta il Post del 31 agosto, «spulciando tra i siti specializzati e attraverso il passaparola», racconta Luca Poggi. responsabile logistica della Flotilla. Sono state pagate in media tra i 30mila e i 50mila euro ciascuna, prezzi che gli organizzatori considerano favorevoli.
FLOTILLA, PARTITE LE 18 BARCHE DA AUGUSTA: COSA C'È DIETRO IL RITARDO
Le 18 imbarcazioni della missione umanitaria hanno lasciato una a una il porto di Augusta, nel Siracusano, alla volta di...














