Da quasi due anni Beniamino Zuncheddu è tornato un uomo libero. Non è bastata, però, la prova della sua innocenza, dopo oltre tre decenni trascorsi ingiustamente in carcere, accusato di tre omicidi che il pastore sardo non ha commesso, per far scattare un reale senso di colpa nello Stato “colpevole” - lui sì - di aver tenuto in cella un uomo dai 27 ai 60 anni d’età senza ragione. Il risarcimento ancora non si vede nemmeno all’orizzonte.
A bloccarlo, per un tempo ad oggi ancora indeterminato, pare siano imprecisate lungaggini burocratiche. «Nel ’91 mi hanno preso e non mi hanno più riportato a casa. Così durante tutto il tempo trascorso ho perso tutto. In 33 anni ho perso tutto. Non ho più niente e sto vivendo sulle spalle di dei miei familiari». Questa l’allarmante denuncia che il pastore ha reso ieri ai microfoni del Tg5.
A poche ore dalla liberazione, all’inizio del 2024, l’ex detenuto, intervistato da Libero, usava parole di perdono addirittura verso il superstite della strage, Luigi Pinna, che dopo averlo accusato per decenni, ha ritrattato la testimonianza, divenendo proprio lui l’elemento chiave della scarcerazione di Beniamino. «Per Pinna non provo odio - ci disse Zuncheddu -Anzi provo pena, perché ho capito che anche lui è stato vittima di chi ha voluto che venissi accusato».






