«Siamo cittadini del mondo e ci teniamo al rispetto della dignità umana. Siamo molto vicini alle persone che soffrono in Palestina, particolarmente ai bambini e ai civili innocenti. Non giocare a Udine contro Israele vorrebbe anche dire non andare al Mondiale e agevolare proprio Israele in questo percorso». Così Gabriele Gravina, presidente della Federcalcio, interviene sul tema che da tempo divide il calcio azzurro: lunedì scorso la Nazionale ha battuto 5-4 Israele nella sfida sul campo neutro ungherese di Debrecen e tra poco meno di un mese si giocherà a Udine, tra timori di ordine pubblico e nuove richieste di boicottare la sfida. «Siamo a stretto contatto con il ministero dell'Interno e stiamo coltivando la sensibilità dell'opinione pubblica italiana su questo match - ha aggiunto Gravina ai microfoni di Radio Anch'Io Sport su Radio1 -: non siamo insensibili, ci coordineremo con la Uefa per attuare qualche iniziativa umanitaria».

Il nodo dei Mondiali

Per la prima volta, dunque, Gravina parla pubblicamente della sfida con Israele dopo che il ct Gattuso aveva spiegato “l’obbligo” di dover sfidare i rivali nel girone di qualificazione mondiale. Senza interventi di Fifa o Uefa, infatti, non presentarsi in campo vorrebbe dire partita persa a tavolino e punti di penalizzazione. L’obiettivo della Nazionale, invece, è quello di andare al Mondiale. «Il movimento è vivo – dice il presidente federale -, ma manca il tassello dei mondiali che non abbiamo centrato per due volte anche a causa di due rigori sbagliati contro la Svizzera. Nel gruppo di Gattuso ho visto grande voglia di centrare questo obiettivo molto importante: si vede la mano del ct. Ci sono tante cose da sistemare, ma abbiamo la qualità per farcela. Dobbiamo vincere tutte le partite da qui al 16 novembre, con costanza, poi tireremo le somme». Servirà un passo falso della Norvegia prima dello scontro diretto a Milano per tentare il sorpasso al 1° posto, altrimenti saranno i playoff (Israele permettendo).