Dice Alessandro Chiesi a proposito dei dazi: «Noi dobbiamo lavorare dappertutto, è la nostra missione: portare i farmaci dovunque ci siano pazienti che ne hanno bisogno. Non andiamo in un’area geografica e poi cambiamo strategia soltanto perché qualcuno ha preso decisioni politiche». Perciò, «l’America resta il primo mercato estero, anche se i dazi rischiano di far salire i prezzi per gli americani. Ma l’Europa deve fare qualcosa. Bisogna tutelare l‘innovazione». A parlare con il presidente del gruppo biofarmaceutico emerge un divario: quello fra l’industria, ormai abituata a un mercato globale, e un mondo politico che adesso, invece, si muove a blocchi. Da un lato l’America dei dazi, dall’altro la Cina con India e Russia unite nella Sco, la Shanghai cooperation organization, che ha dato prova di forza a inizio settembre. A margine, l’Europa che cerca una strada propria. «Bisogna creare le condizioni perché investire sull’innovazione qui sia attrattivo», dice Chiesi.
Alessandro Chiesi: «C’è la crisi? Investiamo 5 miliardi in stabilimenti e ricerca»
È il piano al 2030 del gruppo farmaceutico che festeggia i 90 anni e chiude il primo semestre 2025 con ricavi in aumento del 13% sopra 1,8 miliardi, con un margine del 30%







