Mentre l’Alta Valle Isarco è ancora immersa nell’oscurità e i primi timidi raggi di sole sfiorano le cime più alte, a Vipiteno si muovono passi svelti. Ovattato è il rumore degli attrezzi che vengono caricati su una jeep pronta a partire. Alla guida, Isabel Prota, trent’anni, professione maniscalco. C’è un cavallo che la attende per essere ferrato dopo aver trascorso l’estate in alpeggio.

In cosa consiste esattamente il suo lavoro?

«Dal taglio dell’unghia fino alla ferratura completa dello zoccolo. Porto sempre con me una decina di ferri di misure diverse per le zampe anteriori e altrettanti per quelle posteriori, perché spesso devo modellare il ferro in base alla forma specifica del piede del cavallo. Il mio compito è permettere all’animale di camminare, correre e saltare nel modo migliore possibile. Non esiste uno standard fisso: ci sono cavalli da sport o competizione, altri da compagnia o da passeggiata. È importante sapere cosa farà il cavallo, per permettergli di non consumare le unghie più di quanto esse cresceranno, valutando il tipo di attività che sono chiamati ad esercitare, considerando anche il tipo di terreno che percorreranno. Proprio adesso è il momento in cui i cavalli tornano dagli alpeggi, dove hanno trascorso l’estate scalzi e ora hanno bisogno di essere ferrati».