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Il tycoon lascia intendere di non volersi muovere. Pechino e Mosca non si fermano

Non è bello fare le Cassandre. Vuoi perché la gente che ti legge fa gli scongiuri, vuoi soprattutto perché il meglio che ti puoi augurare è di essere smentito, facendo così una pessima figura. E tuttavia non ci vergogniamo di ricordare che è da prima ancora che Donald Trump fosse rieletto alla Casa Bianca lo scorso novembre che andiamo ripetendo che se c'è un uomo in grado di riportare la guerra in Europa, quello è lui.

Lui, e non Vladimir Putin o Xi Jinping o altri dittatori loro amici. Lui, Donald Trump, perché è riuscito nel capolavoro al contrario di far capire a Putin che finché ci sarà lui alla Casa Bianca l'America reagirà per finta a qualsiasi sua porcheria. Lui, Trump, che avrebbe gli strumenti politici e militari per fermare davvero la guerra in Ucraina in un tempo ragionevole (non in 24 ore come aveva promesso, quello no): ma non lo fa. E non lo fa in primo luogo perché la sua relazione personale con Putin è a tal punto ambigua un giorno gli storici dovranno far luce su questo -, da far sembrare a volte che il presidente degli Stati Uniti si abbassi al ruolo di portavoce del Cremlino. Più ancora, forse, non lo fa perché lui, Trump, sembra interessato solo agli aspetti economici delle relazioni internazionali, e nell'Europa non vede un alleato, ma un rivale da battere. E in questo, la sintonia con un Putin che lavora da sempre per dividere l'Alleanza Atlantica è più che sostanziale.