(di Lucia Magi)

- Una città sprofonda nell'oscurità, gli edifici si svuotano, i cellulari perdono campo e internet non funziona.

Comincia da qui 'Life of Chuck', il film di Mike Flanagan che Eagle Pictures porta nelle sale italiane dal 18 settembre, dopo il premio del pubblico al Toronto Film Festival del 2024 e la conseguente acquisizione da parte di Neon, la casa di distribuzione indipendente che negli ultimi anni ha trasformato in Oscar 'Parasite' a 'Anora'.

Sembra la cronaca angosciante, eppure insolitamente dolce e delicata, della fine del mondo. Invece non è l'universo a spegnersi in questa storia tratta da un racconto di Stephen King, ma la vita di un uomo qualunque: Charles Krantz. Il film ripercorre la sua esistenza in tre atti non cronologici, apparentemente scollegati, con personaggi e ambientazioni distinte. "Tre affioramenti di quella moltitudine che ognuno di noi ha dentro", ha spiegato Flanagan in conferenza stampa per i critici a Los Angeles. "È la prima volta che non costruisco il mio film su fantasmi o mostri, ma sulla vita stessa, con le sue perdite e i suoi lampi di felicità. È la più grande delle storie", ha sorriso il maestro dell'horror psicologico, autore per Netflix di serie di successo come 'The Haunting of Hill House', 'Doctor Sleep' e 'La caduta di Casa Usher'. "Steve (King) dice che quando una persona muore, è come se bruciasse una biblioteca. È un'idea potentissima. Dentro ciascuno di noi c'è un universo fatto di ricordi, esperienze, connessioni. 'Life of Chuck' per me è questo: un racconto di catastrofi e, al tempo stesso, il ritratto intimo di un uomo. Tra i due poli, l'apocalisse e la tenerezza, bisogna trovare l'equilibrio".