Negli ultimi anni il mercato del lavoro italiano ha registrato un dato che, al netto delle diverse interpretazioni, non può essere messo in discussione: l’occupazione è cresciuta, e non poco. Più persone lavorano oggi rispetto a dieci o quindici anni fa, e questo vale per quasi tutte le categorie: uomini e donne, dipendenti a tempo indeterminato. Fa eccezione il lavoro a termine, che invece mostra un andamento stagnante o in lieve contrazione. Anche gli inattivi, sebbene fermi da diversi mesi, sono diminuiti sensibilmente rispetto al periodo pre-Covid. Si tratta di un insieme di segnali positivi, complessivamente. Allo stesso tempo, come spesso accade quando si parla di occupazione, dietro i numeri si celano dinamiche complesse che meritano di essere esplorate con attenzione per comprendere meglio cosa sta succedendo e per programmare le giuste politica, senza lasciarci determinare da narrazioni a volte strumentali.
Perché aumentano solo gli occupati over 50
L’aspetto più evidente riguarda la distribuzione anagrafica degli occupati. Se si osservano i cambiamenti occupazionali degli ultimi 5 anni, guardando i numeri assoluti, si nota come la crescita riguardi in larghissima parte gli over 50 (circa 1,5 milioni di occupati). Questo riflette un processo duplice: da un lato l’invecchiamento demografico della popolazione italiana, che svuota le coorti anagrafiche più giovani a vantaggio, per un effetto di trascinamento, di quelle più mature; dall’altro l’innalzamento dei requisiti pensionistici introdotti dalla riforma Fornero, che ha spostato in avanti l’età di uscita dal lavoro. Le altre fasce d’età mostrano dinamiche differenziate. I giovani tra i 15 e i 24 anni (fascia poco significativa per vari motivi) mostra una sostanziale stabilità sia nei numeri assoluti che nel tasso di occupazione. I 25-34enni crescono, ma in misura contenuta rispetto agli over 50 in numeri assoluti ma con un aumento di circa 5 punti del tasso di occupazione, scenario che riflette i cambiamenti demografici in corso nella coorte. Mentre i lavoratori tra i 35 e i 49 anni registrano un aumento del tasso di occupazione ma non dei valori assoluti, effetto anch’esso del calo demografico che contraddistingue le generazioni centrali. La situazione potrebbe apparire paradossale ma è un effetto del rapido processo di ridefinizione del volto del mercato del lavoro italiano con la riduzione delle coorti anagrafiche più giovani che fa sì che nonostante aumentino i tassi di occupazione fatichino (a parte per gli over 50) a crescere anche i numeri assoluti. Ed è uno scenario al quale dobbiamo abituarci, il mercato del lavoro e gli occupati italiani saranno sempre più anziani.










