Gli effetti dell'inverno demografico, con un tasso di fecondità in Italia di 1,14 figli per ogni donna, si stanno già trasferendo sul mercato del lavoro. A lanciare questo allarme è il Cnel nel suo ultimo rapporto sul mercato del lavoro e la contrattazione collettiva: nel 2025 il Pil italiano è cresciuto dello 0,5 per cento, mentre il numero degli occupati - 24,121 milioni - è salito su base annua dello 0,4.
Da qui, la conclusione nel report dell'organismo presieduto da Renato Brunetta, è che «il lavoro aumenta, ma non in misura coerente con la dinamica del prodotto e del valore aggiunto». La causa? «L'espansione occupazionale è sostenuta più da fattori di composizione del mercato del lavoro, da dinamiche demografiche e dall'andamento dei servizi che da un rafforzamento strutturale della base produttiva del Paese». In questa direzione, tra il 2025 e il 2029, è atteso un numero di assunzioni "compreso tra 3,279 e 3,721 milioni di unità", che per "tra l'80 e il 90 per cento del totale" andrà a coprire addetti andati in pensione.
Guardando al mercato del lavoro dal punto di vista più qualitativo - e nonostante il maggior ricorso di manodopera da parte dei servizi (+2 per cento le ore lavorate) rispetto alla manifattura (+0,1), quindi da settori spesso con salari più bassi - si rafforza la tendenza alle stabilizzazioni. Infatti, «i dipendenti a tempo indeterminato aumentano dell'1 per cento su base annua e gli indipendenti crescono del 3 per cento, mentre si riducono i dipendenti a termine (-8,6 per cento rispetto al quarto trimestre 2024)».






