In Italia non ci sono mai stati tanti occupati. E non ci sono mai stati tanti occupati a tempo indeterminato. Almeno non ci sono stati dal 2004, punto di inizio della serie delle rilevazioni dell’Istat. I numeri sono questi: 24,2 milioni di persone che lavorano (sono 224 mila in più rispetto a ottobre di un anno fa), 16,5 milioni di queste hanno una contratto permanente (il 95 per cento dei posti creati nel 2025 è “fisso”), un tasso di disoccupazione al 6 per cento (record verso il basso in questo caso) e un tasso di occupazione del 62,7 per cento. «Sono dati che confermano la fiducia che arriva dal mondo del lavoro e dalle nostre imprese, e che incoraggiano a proseguire con serietà sulle politiche che sostengono occupazione e crescita», ha commentato Giorgia Meloni. Si può discutere molto (e si discute) di chi siano gli occupati, della qualità del lavoro creato, dei salari.
Ma un dato è certo: l’Italia è un Paese che, dopo l’ubriacatura del Reddito di cittadinanza, dei sussidi e dei bonus, ma anche dopo la tragedia del Covid. si è rimboccato le maniche. Un ruolo nella spinta all’occupazione lo ha avuto sicuramente il Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza. L’Italia ha appena ottenuto il via libera all’ottava rata da 12,5 miliardi. Il totale dei soldi incassati da Roma salirà così a 153 miliardi. Un altro primato in Europa. Le stime sugli effetti del Pnrr sui posti di lavoro si sono sprecate. Il sistema Unioncamere-Excelsior aveva stimato da quest’anno al 2029 ben 800 mila occupati in più grazie agli investimenti del Piano. Sono numeri che si stanno materializzando in diversi settori, a partire dalla costruzioni, che è tornato ad essere uno dei motori della crescita economica. E poi c’è la Pubblica amministrazione. Dopo il decennio “perso” per il blocco del turn over, ha avviato un vero e proprio ricambio generazionale. Nell’ultimo biennio, aveva anticipato proprio al Messaggero il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, hanno fatto il loro ingresso nelle amministrazioni 439 mila nuovi lavoratori, con un’età media di 39 anni. E questo ha abbassato l’età media totale dei 3 milioni e passa di dipendenti pubblici, a 47 anni. Tre anni fa era di 52 anni.









