Tanti medici, imprenditori, un’attrice, dirigenti sportivi. Un’insalata di esordienti e amministratori senza partito. La sfida nella sfida tra Eugenio Giani e Alessandro Tomasi per la presidenza della Toscana è quella tra le due liste civiche che pescano voti tra i moderati. Per capire la differenza d’impostazione basta guardare Firenze 1. La capolista di “Giani presidente - Casa Riformista” è Stefania Saccardi, vicepresidente della Regione, di Italia Viva. Per la civica “È Ora” di Tomasi c’è Lorenzo Bosi, figlio dell’ex senatore Udc però esordiente. Un imprenditore nel settore informatico e presidente della Rondinella Marzocco. «È venuto il momento di provare a cambiare la Toscana» diceva ieri alla sua presentazione, dove le stoccate a Giani non sono mancate. «Anche noi mangiamo tartine — scherzava qualcuno riferendosi al rinfresco — però prima si pensa a governare». Ma per la civica di Tomasi c’è subito una grana: nella sua città, Pistoia, le firme non sono state ammesse per un «vizio di forma». Ovvero una parte consistente è stata invalidata dal pubblico ufficiale deputato all’autenticazione, che non ha accompagnato la firma (illeggibile) al nome per esteso. Ora tutto dipende dall’esito del ricorso, atteso tra oggi e domani e l’apprensione è comprensibile: nel fortino di Tomasi, alle comunali del ‘22, la sua civica aveva tenuto testa al Pd (6.300 voti contro 7.400).