L’ultima manovra di Donald Trump è contenuta in una lettera inviata agli altri 31 partner della Nato e poi rilanciata sulla sua piattaforma social «Truth»: «Sono pronto a imporre sanzioni severe alla Russia quando tutti i Paesi della Nato avranno concordato e iniziato a fare lo stesso e quando tutti smetteranno di comprare petrolio dalla Russia». Inoltre il presidente Usa chiede agli alleati di imporre «sanzioni dal 50 al 100% alla Cina», cioè al Paese che è il maggior acquirente degli idrocarburi russi. Solo così «la guerra potrà finire velocemente». Condizione finale: «sono pronto a partire quando lo sarete voi, ditemi solo quando». Ancora una volta, dunque, Trump scarica su altri la responsabilità politica che dovrebbe toccare innanzitutto allo Stato guida dell’Occidente. Ammesso che lo sia ancora. È evidente che pochi membri dell’Alleanza atlantica accetteranno di fare da apripista in un’operazione così economicamente e politicamente rischiosa, come dichiarare la guerra commerciale alla Cina. Un portavoce della Ue, per altro, ieri ha subito precisato che «l’Unione è pronta a collaborare con gli Stati Uniti per le sanzioni contro la Russia, ma che le sanzioni europee «non si applicano extra territorialmente, seguendo un principio di lunga durata». Traduzione: non possiamo colpire la Cina, perché compra petrolio e gas da Mosca.
Trump tra inciampi, retromarce e fallimenti: la guerra «finita in 24 ore», l’Alaska, le minacce a vuoto
Il presidente Usa non ha ancora interrotto la mesta sequenza di inciampi, retromarce e fallimenti che ha segnato il suo rapporto con il Cremlino









