Ottocento tra missili e droni sabato e altri 150 nella notte tra domenica e lunedì. Quasi duemila solo dall’inizio del mese. A tre settimane dall'incontro di Anchorage tra Donald Trump e Vladimir Putin è chiaro che Mosca non consideri la fine della guerra come un’opzione sul tavolo. E la diplomazia occidentale si rimette in moto. Il Segretario Generale della Nato, Mark Rutte, è atteso oggi nel Regno Unito, dove parteciperà a una riunione del Gruppo di contatto per la difesa dell’Ucraina.
La Casa Bianca ha annunciato che «alcuni leader europei saranno ricevuti dal presidente Trump in queste ore per discutere le modalità per porre fine alla guerra in Ucraina», senza tuttavia specificare quali ma spiegando che i leader saranno ricevuti «individualmente» e che non nella forma di una delegazione come era accaduto all’indomani dell’incontro Trump-Putin in Alaska. Tra loro non dovrebbe esserci il cancelliere tedesco Friedrich Merz, il cui portavoce ieri ha precisato che «Al momento non stiamo pianificando alcun viaggio».
Lo stesso presidente degli Stati Uniti ha aggiunto che parlerà «presto, forse già nei prossimi due giorni» anche con Vladimir Putin e che la sua amministrazione è pronta a passare a una seconda fase di sanzioni contro Mosca in sintonia con l’Unione europea, ragion per cui ieri, a Washington, c’era l’inviato Ue per le sanzioni David O’Sullivan. Tra le misure prese allo studio dalla Commissione Europea c’è anche l’ipotesi di limitare l’emissione di visti turistici ai russi grazie a linee guida più severe, questo anche alla luce degli alti numeri d’ingressi registrati questa estate. Inoltre si vorrebbero applicare restrizioni ai diplomatici di Mosca riguardanti i loro spostamenti intra-Ue.









