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La Fondazione Giorgio Armani è la nuova proprietaria dell’azienda di moda dello stilista Giorgio Armani, morto il 4 settembre scorso a 91 anni. La Fondazione, creata da Armani nel 2016, avrà il 100 per cento delle azioni della Giorgio Armani Spa e fra tre anni potrà iniziare a venderne una parte a un altro gruppo, per la prima volta nella storia della casa di moda fondata cinquant’anni fa. Sono tra le indicazioni più importanti contenute nel testamento di Giorgio Armani, aperto il 9 settembre e reso pubblico venerdì mattina.
Il testamento di Giorgio Armani è in realtà diviso in due documenti, depositati dalla notaia Elena Terrenghi: uno del 14 marzo 2025 e l’altro del 2 aprile. Il primo contiene tutte le disposizioni per il futuro dell’azienda, che Armani ha dettagliato su cinque fogli bianchi scritti a mano e chiusi in una busta di carta color seppia con quattro sigilli di ceralacca rossa, una caratteristica dei testamenti segreti. Il secondo invece suddivide tra gli eredi le proprietà di Armani, come le ville, i loro arredi, le partecipazioni in altre società.
La suddivisione della società è molto tecnica, e prevede diverse categorie di azioni con diversi diritti di voto. La categoria A avrà il 30 per cento delle azioni e il 40 per cento del diritto di voto, le categorie B e D il 15 per cento ognuna delle azioni e del diritto di voto, le categorie C ed E il 15 per cento delle azioni e nessun diritto di voto, la categoria F il 10 per cento delle azioni e il 30 per cento del diritto di voto. Alla Fondazione, che finora deteneva lo 0,1 per cento delle quote (il resto lo possedeva Armani stesso), va il diritto di piena proprietà sul 9,9 per cento delle azioni, tutte di categoria F, e il diritto di nuda proprietà sul restante 90 per cento delle quote. Molto in breve, significa che la Fondazione è proprietaria della società ma non ha diritto al suo utilizzo, che spetta invece ai cosiddetti usufruttuari.











