«Molti investimenti sono stati messi in stand by, con contratti già firmati. E alcune macchine sono anche state riportate indietro, per non pagare i dazi: la situazione negli Stati Uniti è molto complessa».

I racconti dei soci di Gimav a Dino Zandonella, presidente dell’associazione di categoria dei produttori di macchinari per vetro, evidenziano il primo impatto dei dazi voluti dall’amministrazione Trump su questo settore industriale. Effetti non banali, per un comparto allargato da sei miliardi di ricavi che ha nell’export la parte principale del proprio business (oltre i due terzi) e che negli Usa vede il suo primo mercato di sbocco, oltre il 12% delle vendite estere.

«Per la mia azienda (Necca ) siamo ad una quota doppia e 40 milioni di ricavi - spiega Zandonella - ma è evidente che questo sia per tutti un mercato chiave. La confusione ora però è grande, con alcune aziende che accettano gli aumenti dei listini, altre che ci chiedono di comprimere i margini, peraltro già penalizzati dalla svalutazione a doppia cifra del dollaro. Mentre in parallelo manca chiarezza sui prodotti soggetti a dazi sul contenuto di acciaio: in qualche caso a noi è stato applicato su quella componente il 50%, in altre spedizioni no. Ecco perché, alla luce di questa situazione, occorre per il settore guardare il più possibile anche altrove, diversificando gli sbocchi per minimizzare i rischi».