Nella Solfatara si potrebbero verificare «esplosioni idrotermali dovute alla vaporizzazione dell'acqua contenuta in un bacino sotterraneo tra i 2,4 e i 7 km di profondità e all'espansione praticamente istantanea del vapore prodotto». Ciò potrebbe far sgretolare le rocce che sovrastano il bacino d'acqua. In questo caso si determinerebbe «la formazione di colate di fango bollente e detriti che si riverserebbero rapidamente al di fuori dell'area sorgente e si dirigerebbero verso la linea di costa, come già successo in passato alla Solfatara».
L’allarmante affermazione è della vulcanologa Claudia Principe, ex dirigente di ricerca Cnr-Igg ora associata a Ingv, coautrice di uno studio internazionale frutto della collaborazione tra l’Istituto di geofisica e Georisorse del Cnr, Ingv e la società pisana Steam Srl. La ricerca è stata pubblicata sulla rivista scientifica Solid Earth. Il titolo: «Cambiamenti temporali negli ultimi 40 anni nel sistema magmatico-idrotermale della Solfatara (Campi Flegrei, Italia): nuovo modello concettuale e scenari futuri».







