La pizza bianca ha un tratto in comune con le dipendenze: la proiezione, l’aspettativa. Quella che il fedifrago (riluttante e non seriale) ripone nel prossimo tradimento, che si rivelerà patetico e posticcio. L’aspettativa che il dipendente (renitente e non totalizzante) ripone nella bottiglia o in qualsivoglia sostanza: le barriere possono crollare e il cedimento porta a pentimento istantaneo e paranoie postume. La bilancia costi-benefici volge al negativo.

Ovvio, scegliere una pizza bianca non trascina negli abissi del patetico, del pentimento, della paranoia. Semmai genera la passeggera medietà dell’insoddisfazione. Quel che unisce le tre circostanze - pizza bianca, fedifrago, tossico - è il meccanismo, il trigger: non ne sei affatto convinto, sei consapevole dell’errore, ma ci puoi cascare (come si scriveva in premessa, una questione di proiezioni e aspettative).

Se miti e leggende sono piccole bussole, didascalici maestri di vita, la predilezione della regina Margherita ci spiega più di un qualcosa: la sovrana avrebbe infatti rispedito al mittente una pizza priva di pomodoro. Già questo potrebbe chiudere la questione. Eppure il reale è sfumato, intelligibile, pieno di contrasti, di decisioni inspiegabili. Quante scelte avete fatto senza condividerle con voi stessi, hic et nunc, sfogliando il menù attovagliati a un ristorante? Ecco.