“Colpa” di un bicchiere di acqua frizzante che aveva poche bollicine. O colpa, più probabilmente, della maleducazione che qui diventa impertinenza due volte: la prima perché pagare il conto al ristorante (anche se non si esce soddisfatti e con la pancia piena) è un requisito minimo di civiltà in qualsiasi contesto, e la seconda perché se in quel locale ci lavorano ragazzi con disabilità e lo scopo della ditta è proprio quello di dar loro un’occasione di indipendenza economica, quel che finisce nel piatto (in un certo senso) va in secondo piano e interessa fino a un certo punto.
Due turisti. Europei. Ben vestiti. Tutto sommato benestanti, almeno dall’apparenza. Che prenotano un tavolo in un giorno di caldo di primavera. Como. Pieno centro. «Prima di aspettare l’arrivo dei primi si sono alzati e se ne sono andati senza pagare», spiega al giornale La Provincia di Como il titolare del ristorante “Da noi” Guido Grilli, «non ero di turno altrimenti sarei intervenuto con fermezza, in sala c’era uno dei nostri ragazzi che è rimasto confuso e a disagio mentre la mia collega che gestisce ordini e Cassano ha fatto in tempo a capire cosa stesse succedendo».
BOLOGNA, DRAMMA AL SUSHI: INCUBO-NOROVIRUS, 20 CONTAGI E SINTOMI GRAVISSIMI






