La monomania è una difformità di natura psichiatrica che spesso si manifesta tra le righe di questa rubrica di cucina o presunta tale. Questo solo per premettere che anche in quest’emissione - in parte mi duole e in parte no - il mio pensiero punta come il toro il drappo rosso verso il declino cognitivo dell’abitante milanese e dell’experience (che parola oscena!) che cerca quando vuole una pizza.

Nessuna intenzione di reiterare pipponi su quale pizza sia superiore alle altre, romana (ovviamente lei) o napoletana. Semplicemente un focus pizzettaro favorito da un’esperienza personale: ero con un amico e cercavamo una pizza romana, compulsiamo il signor Google e scegliamo un locale aperto da poco in Isola, se ne parlava un gran bene. Già di fronte all’insegna del locale stesso, luci rosse e autocelebrazione, qualche dubbio si palesò. Figurarsi quando dopo aver chiesto un tavolo per due, se possibile all’aperto, la siliconatissima e taccatissima “maître” ci squadrò come due clochard (non eravamo cool ma per certo neppure barboneschi), dunque prese a roteare gli occhi scrutando proprio i tavoli all’aperto, tutti invariabilmente vuoti per quanto vicinissimi l’uno all’altro. Poi disse: «Datemi un attimo». L’attimo perdurò, tanto che pensammo di dileguarci. Ma tornò e scandì: «Dove volete». Un po’ come nei migliori club di Berlino: per entrare devi aspettare. Surreale.