Verità, libertà, dignità. Tre parole che dovrebbero essere i pilastri dell’informazione e che invece, troppo spesso, vediamo piegate, ferite, tradite. La prima vittima di ogni conflitto è sempre la verità. Lo dimostrano le guerre che attraversano il nostro tempo, dall’Ucraina alla Russia, dal conflitto israelo-palestinese fino alle tante guerre dimenticate in Africa: propaganda e manipolazione dei fatti diventano armi potenti quanto i missili, strumenti di condizionamento delle opinioni pubbliche e di delegittimazione reciproca.
Libertà di stampa sotto attacco
Secondo il World Press Freedom Index 2024 di Reporters Sans Frontières, solo l’8% della popolazione mondiale vive in Paesi dove l’informazione è davvero libera. Oltre 550 giornalisti sono oggi detenuti per il loro lavoro e almeno 45 hanno perso la vita nell’ultimo anno a causa delle loro inchieste. Una statistica che non è fatta di numeri, ma di volti e di storie: uomini e donne che hanno pagato con la vita il coraggio di raccontare ciò che altri volevano tenere nascosto.
La libertà di stampa, che dovrebbe essere la bandiera di ogni democrazia, è oggi sotto attacco. Non solo attraverso la violenza diretta, ma anche con forme più sottili di censura economica e politica. Negli Stati Uniti, per esempio, migliaia di testate locali hanno chiuso negli ultimi vent’anni, creando deserti informativi in intere aree del Paese. Senza sostegno pubblico, senza politiche di governance attente, l’informazione libera diventa un bene di lusso e lascia spazio a piattaforme che moltiplicano notizie tossiche, fake news e discorsi d’odio.









