Gli adulteri digitali sono in tanti e sono in costante ed esponenziale aumento. Sono una popolazione indomita e in marcia in direzione facili conquistare. Adoperano un linguaggio semplice, sprovvisto di eleganza lessicale, lapidario, marcatamente allusivo.
Gli adulteri digitali frequentano un luogo altro dove tutto è concesso. Maschere senza nome e senza volto, parti del corpo senza corpo, senza cuore e senza l’altro. Un susseguirsi di foto più o meno audaci e allusive o più o meno finte fanno da apripista a scambi talvolta prevalentemente virtuali, altre volte deludentemente reali. Il vuoto occupa ogni mossa, ogni bisogno, ogni conquista.
La capacità d’amare latita e lascia il posto alla quantità, al numero cospicuo di incontri che non lasciano nemmeno un blando ricordo del loro passaggio. Ieri, una mia paziente separata mi raccontava che per un eccesso di solitudine e di dolore aveva iniziato a chattare con sconosciuti per cercare di sentirsi ancora viva. Il bilancio postumo è stato tristissimo.
Dietro foto audaci, aforismi e frasi fatte, non ha trovato nulla. Per lei che è chiaramente una sapiosexual, affamata di scambi intellettivi e di contenuti, le foto senza l’ombra di contenuto sono state un’esperienza davvero banale. Alla fine ha concluso la seduta dicendomi: “molto meglio un libro in riva al mare, felicemente da sola!”.






