Fuori dalle rotte turistiche e le spiagge affollate, Rakalia è un “luogo in cui fare tappa”, come racconta anche l’etimologia stessa del nome scelto per questo progetto

di Ginevra Stefani

Dimenticate la Sicilia da cartolina, le spiagge affollate, il folklore delle maioliche, le teste di moro, le pigne. Immaginate invece una terra appartata, scolpita da vento e silenzio: è quella che si scopre attraversando le contrade rurali di Marsala, tra siti di archeologia fenicia e campagne solitarie. È in questo contesto che nasce Rakalia, non un resort né un boutique hotel: ma un “luogo”. L’idea parte dal desiderio dei proprietari di tornare nella terra d’origine, per restituire qualcosa di bello dopo una vita trascorsa a Milano. Rakalia è un progetto di ospitalità etica e sostenibile, capace di fondere tradizione e contemporaneità, pensato per chi desidera rallentare e riconnettersi: “Non siamo stati noi a trovare Rakalia, ma lei a trovare noi”, spiega Giusi Parrinello, fondatrice con il marito Enzo e il figlio Carlo Domingo del progetto. Il nome deriva dall’arabo rahl, “luogo in cui fare tappa e fermarsi”. “Subito siamo stati invasi dalla sua energia, intrisa di storia rurale. Si trattava di alcuni ruderi di case contadine ‘macaseni’ ottocenteschi, ovvero antichi magazzini locali. Intorno, la macchia mediterranea e un panorama mozzafiato. È stata una scelta quasi mistica fermarci qui”.