BELLUNO - «La primissima cosa da fare? Incentivare fin da subito medici e insegnanti. Sul resto possiamo anche aspettare, su questi due temi no». Quindi, sanità e scuola, per il senatore Luca De Carlo. Sono queste le priorità della messa a terra della nuova legge sulla montagna, approvata in via definitiva lunedì sera. Cosa fatta capo ha, si dice. E allora per l’unico esponente bellunese in Parlamento, il capo, l’inizio del nuovo corso, passa dal dotare le terre alte di servizi che oggi rischiano di essere rarefatti, se non addirittura scarsi. «I decreti attuativi dovranno servire a dare corpo alla legge. A partire dalla priorità che oggi è la sanità e la formazione dei ragazzi e dei giovani». De Carlo, del resto, lo aveva detto fin dai lavori in aula, a Palazzo Madama, lunedì pomeriggio. In sede di dichiarazioni di voto, aveva esordito con un commento: «Questa legge pone attenzione in maniera precisa e puntuale alle priorità. Che sono medici, sanità, scuola e giovani».

Per Belluno, e da bellunese, cosa vuol dire in concreto?

«Vuol dire premialità nei concorsi. Con la nuova legge, 3 anni di lavoro in montagna significa un titolo preferenziale negli incarichi dirigenziali. In sanità ogni anno di lavoro svolto in un Comune montano vale il doppio per i punteggi nei concorsi. Significa che la montagna diventa attrattiva. E significa che si mette mano a un problema che non è trascurabile per la pianura - la carenza di medici - e a maggior ragione non può essere trascurato per la montagna».