Il ministro Foti è stato rassicurante: le procedure di assunzione sono in dirittura di arrivo, tra ottobre e novembre verranno chiamati dagli enti locali gli amministrativi e i tecnici risultati idonei al concorso. Sarà l’epilogo di quello che appariva come il concorso dei paradossi: nasce per migliorare la capacità di spendere i fondi europei ma non riesce neppure a spendere i soldi messi a disposizione dall’Europa per assumere e mettere dietro una scrivania i 2.200 funzionari chiamati, con una procedura straordinaria, a scrivere i progetti in favore di Regioni, Comuni ed enti locali del Mezzogiorno. E intanto il tempo scorre: sono già volati via quasi cinque dei sette anni del ciclo 2021-27 e la spesa certificata, secondo il rendiconto Opencoesione al 30 aprile 2025, è appena a 1,1 miliardi sui 58,3 miliardi monitorati.

Il Concorso Coesione non è uno dei tanti bandi con i quali la pubblica amministrazione cerca di coprire i buchi in organico. È una procedura senza precedenti in base alla quale l’Unione europea dopo una lunga trattativa con il governo italiano ha forzato le proprie regole sulle politiche di sviluppo consentendo in via eccezionale l’assunzione diretta di personale con contratti a tempo indeterminato e oneri a carico di Bruxelles, almeno fino al 2029. Se non migliora la capacità dei Comuni e degli altri enti locali del Mezzogiorno, è il ragionamento sul quale hanno infine convenuto Roma e Bruxelles, il Sud Italia non riuscirà neppure a scrivere i progetti e a incassare i fondi messi a disposizione. Non basta, come si è fatto in passato, un po’ di formazione e di supporto tecnico, serve mettere fisicamente in campo centinaia anzi migliaia di funzionari assunti dai Comuni ma che dedichino tutto il loro tempo esclusivamente a far partire il ciclo dei fondi europei del 2021-27, in fortissimo ritardo anche per il concomitante impegno per i progetti del Pnrr i quali, avendo la scadenza ravvicinata a metà 2026, sono stati affrontati dai sindaci con priorità rispetto ai tradizionali Fondi di coesione, i quali consentono tre anni per rendicontare le spese oltre la scadenza formale del 31 luglio 2027.