Lo aveva annunciato il ministro degli Affari europei, del Pnrr e delle Politiche di Coesione Tommaso Foti nella recente intervista al Mattino: da parte delle Regioni, aveva detto in sintesi, si sollecita il Governo a una revisione delle scadenze previste dagli Accordi di Coesione perché potrebbe essere difficile rispettarli alla luce del concomitante impegno su altri fronti di spesa, come il Pnrr. La questione è effettivamente all’attenzione di Palazzo Chigi che ha appena comunicato l’assegnazione di risorse per 3,4 miliardi ai primi sette Accordi con i ministeri ma deve registrare ritmi molto lenti per la spesa relativa alle 21 intese siglate tra il 2023 e il 2024 i con i Governatori delle singole Regioni.

E cioè, il 4,48% di pagamenti certificati e il 13,8% di fondi impegnati, secondo quanto emerge dalla Ragioneria generale dello Stato (ad agosto scorso la Campania era al 16,62%, il 5,48% rispetto alla spesa programmata, addirittura solo al 2% la Puglia che dispone della maggiore quota in assoluto di risorse, oltre 5 miliardi e 720 milioni). Si tratta di percentuali molto basse anche se i piani finanziari possono arrivare fino al 2035: il fatto è che in totale gli interventi previsti dai 21 Accordi di Coesione con le Regioni ammontano a 3.173 per un importo complessivo di spesa di circa 30 miliardi, dalle infrastrutture per la viabilità all’acquisto di nuovi treni per le metropolitane, dal turismo all’agroindustria.