Dalle elezioni europee sono passati 11 mesi, durante i quali però «in Europa si è parlato solo dei titoli dei dossier, mentre servono i contenuti». Non è tenero il giudizio maturato da Tommaso Foti nel suo primo semestre passato da ministro per gli Affari europei, il Pnrr e la Coesione: «Ho partecipato a cinque consigli degli Affari generali - riassume - e ogni volta si è parlato degli stessi temi senza assumere decisioni». Anche se le urgenze incombono, a partire da quella che definisce la «competizione sleale» fra le aree del mondo nella battaglia ai cambiamenti climatici: «Fra 2021 e 2023 le emissioni di Co2 si sono ridotte del 31% in Europa e del 21% negli Usa, ma sono aumentate del 289% in Cina: come si compete così?».
La rimodulazione del Pnrr
Nel suo intervento al Festival dell’economia di Trento, intervistato dal direttore del Tg1 Gian Marco Chiocci, tiene il punto sul Pnrr, con la rimodulazione tecnica che serve a «garantire la realizzazione di tutte le opere» e la revisione generale in arrivo, ma soprattutto chiede a Bruxelles un cambio di passo senza il quale anche il Piano italiano rischia di fallire su pezzi importanti: «Transizione 5.0 non tira perché i vincoli europei impongono di certificare il miglioramento di performance ambientali rispetto ai cinque anni precedenti, con un lavoro di analisi che solo le grandi imprese possono sostenere».









