Caricamento player

Nelle strade di Cardiff la lingua gallese si legge ovunque. Negli avvisi sui muri, sui menù del ristorante, nei cartelli stradali bilingui, che mostrano anche la traduzione in inglese. Eppure, non la si ascolta con la stessa frequenza.

Il gallese, una delle poche lingue celtiche ancora in vita, ha la fama di essere complicato e quasi intraducibile. Sara Huws, bibliotecaria dell’università di Cardiff, si aggira fra gli scaffali e afferra alcuni libri antichi. Prende un dizionario gallese-latino, che riportava effettivamente parole un po’ inafferrabili come hiraeth, una forma di nostalgia. Se non avete idea di come pronunciare una parola del genere, non siete i soli: persino il primo testo a stampa in gallese, del 1546, conteneva indicazioni di pronuncia. Per secoli poi il gallese fu screditato e represso dalle autorità britanniche, per spingere i gallesi ad abbandonarlo in favore dell’inglese – e quindi in sostanza a inglesizzarsi.

Eppure, nonostante tutti questi ostacoli, il gallese oggi è vivo, anzi vivissimo. «Per me non è affatto una lingua mistica: la uso con mia madre per lamentarmi del traffico», dice Huws. Il merito è anche di un enorme piano a lungo termine del governo locale per incentivarne l’uso: un esperimento che ha pochissimi eguali al mondo, tuttora in corso e con obiettivi che arrivano fino al 2050.