La minoranza linguistica sarda è la più numerosa tra le 12 riconosciute in Italia: ne fa parte poco più di un milione di persone, quasi tutte bilingui. Eppure, fino a non molto tempo fa il sardo sembrava sul punto di scomparire: per molto tempo nonni e genitori non l’hanno insegnato ai figli, convinti che parlare bene l’italiano avrebbe garantito loro un futuro migliore. È una storia che accomuna i luoghi in cui c’è stata una dominazione: la lingua imposta diventa quella ufficiale mentre quella locale finisce per essere considerata dagli stessi parlanti un segno di inferiorità, da usare solo in famiglia e tra amici.

Oggi le cose sono cambiate e i tempi in cui i giovani erano scoraggiati dal parlare il sardo sono lontani: dal 2018 è stato riconosciuto come lingua ufficiale, varie leggi ne hanno promosso l’insegnamento, ci sono programmi radio e tv interamente in sardo, laboratori per bambini, e ragazzini che lo usano sui social. Come e perché sia successo lo racconta la scrittrice Paola Soriga nel nuovo numero di The Passenger, la rivista-libro di Iperborea sui luoghi del mondo, dedicato alla Sardegna.

Il volume racconta una Sardegna lontana dall’immagine da cartolina che molti di noi hanno in testa: le proteste contro le installazioni militari e l’iperturistificazione, il proliferare dei festival letterari, lo spopolamento delle regioni interne, la diffusione dell’anemia mediterranea e, appunto, il recupero della lingua: di seguito potete leggere un estratto dell’articolo.