Otto lingue che rivendicano una dignità spesso ridotta nel dibattito pubblico alla categoria di “dialetto”: tra questi anche il genovese

La famosa torre con la bandiera di San Giorgio che si vede dal Palazzo Ducale (Pambianchi)

Genova – I dati Istat parlano chiaro: sempre meno persone utilizzano la propria lingua regionale nella comunicazione quotidiana. Soltanto il 2,8% delle famiglie liguri, secondo il report, parla prevalentemente il genovese. Il 13,1%, invece, afferma di dialogare sia in genovese sia in italiano. Tre quarti dei liguri, però, usano sempre e solo la lingua nazionale. È sempre più raro, per esempio, sentire al mercato una scignùa parlare in zeneize. Anche in famiglia il genovese è sempre meno trasmesso alle nuove generazioni. Eppure non mancano le eccezioni: il besagnino originario del Nord Africa che conversa in genovese con le clienti dimostra che la lingua non è una barriera insormontabile, ma uno strumento di integrazione e appartenenza.

Nel giorno in cui il mondo celebra la Giornata Internazionale della Lingua Madre, istituita dall’UNESCO, prende forma una nuova realtà che si propone di tutelare le lingue storiche regionali: il Coordinamento Lingue Regionali e Diritti Linguistici (CLIRD). Per la prima volta, otto lingue della penisola – escluse dalla legge 482 del 1999, l’unica normativa statale di tutela delle minoranze linguistiche – si presentano unite in un organismo nazionale con l’obiettivo di promuovere il riconoscimento e la valorizzazione dell’intero patrimonio linguistico italiano.