Roma, 26 giu. (askanews) – Quanto è difficile essere bilingue. Sicuramente in Italia, dove gli studenti liceali si distinguono per essere agli ultimi posti, nell’Unione europea, per studio e apprendimento di uno o più idiomi stranieri contemporaneamente. Sono poche le sezioni bilingue negli istituti di istruzione secondaria di secondo grado, come certifica Eurostat che accende i riflettori su un sistema Paese probabilmente da ripensare. Portogallo (7,5 per cento degli iscritti), Irlanda (9,4 per cento) e Italia (24 per cento) hanno registrato le percentuali più basse di studenti che studiano una o più lingue straniere, spiega l’indagine. I giovani italiani, rispetto ai coetanei degli altri Paesi membri, risultano insomma meno competitivi.

Uno dei problemi principali nell’apprendimento è legato alla motivazione. La storia di Fabio Maccagnan nasce dall’esperienza personale: “Avevo difficoltà con l’inglese -spiega in una nota- ma avevo bisogno di conoscerlo”. Maccagnan ha così pensato di rispolverare tecniche di apprendimento naturale, simili a quelle utilizzate dai bambini quando imparano la loro lingua madre. “Ho pensato -sottolinea- che riscoprire quei meccanismi potesse aprire un percorso virtuoso. Un percorso basato sulla costruzione di frasi sempre più complesse man mano che si acquisiscono nuovi vocaboli. Un’alternativa più coinvolgente e pratica”.