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L’incursione di 19 droni russi in Polonia non è stata un errore ma un'operazione per testare Nato: esche con Sim polacche e lituane, abbattute da F-16 e F-35 con il supporto del velivolo italiano G-550
Dopo 24 ore dallo sconfinamento dei droni russi in Polonia, stanno emergendo nuovi dettagli che ci aiutano a capire come si sono svolti i fatti e danno conferma del perché di quell'azione.
Innanzitutto i droni erano delle “esche” tipo Gerbera, ovvero Uav (Unmanned Air Vehicle) utilizzati per stornare le difese aeree, saturandole, in modo che i droni con carica bellica riescano a oltrepassarle. Sebbene inizialmente si parlasse di 10 Uav, oggi sappiamo – dopo gli abbattimenti e lo spontaneo atterraggio al suolo degli stessi – che erano 19, ovvero un numero che conferma, insieme ad altri dettagli che vedremo a breve, che si sia trattato di un atto deliberato per le motivazioni che abbiamo già espresso nella giornata di ieri.












