È difficile accorgersene a colpo d'occhio, distratti dal titanio lucido e da quello spessore quasi irreale, 5,6 millimetri, meno di una matita. Eppure la novità più radicale dell'iPhone Air non sta tanto nel design ultrasottile, quanto in ciò che manca: il piccolo vassoio laterale che da oltre trent'anni custodisce la scheda Sim. Apple l'ha tolto, senza esitazioni, affidando l'intera identità telefonica del suo nuovo dispositivo a un chip invisibile saldato sulla scheda madre: la eSim (diversa da quelle da viaggio). La scelta non nasce dal capriccio di un designer, ma da un'esigenza tecnica. In un corpo così sottile non c'era spazio per componenti meccanici superflui: ogni millimetro andava dedicato alla batteria, all'audio, al sistema di raffreddamento. Eppure, come spesso accade con Apple, dietro la necessità si intravede una visione: forzare il mercato a un salto in avanti, abbandonando il supporto fisico che ha accompagnato miliardi di telefoni cellulari dal 1991 a oggi.