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Giuseppe Sarcina

Blitz dalle 23,30 all’alba, primo test di difesa aerea Nato. In volo anche un ricognitore italiano decollato dall’Estonia. Mobilitati elicotteri e batterie anti missile Patriot fornite dalla Germania. E Rutte «sprona» l’Alleanza

Alle 23.30 di martedì 9 settembre i radar polacchi identificano il primo sconfinamento di un drone proveniente dalla Bielorussia. Da quel momento, lo stato di allerta si trasforma in reazione rapida.

Lo scudo della NatoL’aviazione nazionale è pronta a intervenire. Decollano due caccia F-16 e un velivolo Saab Aew&C per la sorveglianza aerea. Il primo ministro Donald Tusk viene informato all’istante e immediatamente scatta il coordinamento delle forze Nato. La Polonia da mesi si è trasformata in una specie di Stato-trincea, presidiato, tra l’altro, da 10 mila soldati americani. Nei primi minuti dell’incursione, le autorità di Varsavia chiedono spiegazioni al governo della Bielorussia, di fatto un Paese vassallo di Mosca, senza ottenerle. Poi si rivolgono a Kiev, da dove giungono informazioni inquietanti: in quelle ore l’Ucraina è attaccata da sciami di droni, anche a ridosso del confine con la Polonia. Infine prendono contatto con il «Comando Alleato per le Operazioni», ospitato nella sede dello «Shape», il Comando supremo, a Mons, in Belgio.