Nuovo allarme della Clepa, l'associazione europea dei fornitori dell'industria automobilistica, che in una nota mette in guardia rispetto alla perdita di competitività del comparto automotive comunitario su scala globale. L'avvertimento, solo l'ultimo in ordine di tempo, è scattato in seguito all'ufficializzazione dell'analisi che lo stesso sodalizio ha affidato a Roland Berger secondo il quale lo svantaggio dei fornitori europei dell'industria dell'auto è compreso tra il 15 e il 35% in termini di costi. I problemi legati al costo dell’energia La (significativa) penalizzazione è dovuta alle spese per l'energia e per il lavoro, ma anche “agli oneri normativi e alla frammentazione legislativa”. Poi la stoccata dell'organizzazione – che rappresenta 3.000 imprese che investono oltre 30 miliardi in ricerca e sviluppo e che nell'Unione Europea assicurano un'occupazione diretta a 1,7 milioni di persone – nei confronti delle autorità di Bruxelles. A queste ultime viene ricordato che “paesi come la Cina e gli Stati Uniti combinano misure di sostegno industriale con meccanismi di protezione, creando svantaggi strutturali e concorrenza sleale”. Sulla base dello studio “senza un intervento urgente da parte dell'UE, fino al 23% del valore aggiunto europeo sarà a rischio entro il 2030 a causa dell'effetto congiunto della transizione dei sistemi di propulsione e del trasferimento di valore” in paesi non comunitari. Sul solo fronte posti di lavoro il sacrificio potrebbe colpire fino 350.000 addetti, con conseguenze anche sul più esteso contributo sociali del settore. "Rapida revisione degli standard sulle emissioni di CO2" Le richieste a Bruxelles, dove la Germania sosterrà un ammorbidimento delle norme sulla transizione ecologica della mobilità, sono quelle di valutare “opzioni per ridurre costi strutturali e burocrazia”, “dare priorità all'apertura tecnologica nella decarbonizzazione attraverso una rapida revisione degli standard sulle emissioni di CO2 per auto e furgoni, nonché per i camion”, “avviare un dialogo su misure per contribuire al mantenimento della produzione locale, degli investimenti in ricerca e sviluppo e del know-how nella regione”, “proteggere il contenuto locale nei veicoli dell'UE” e “garantire le capacità strategiche comunitarie nei componenti chiave, non solo batterie, semiconduttori e software”. La richiesta Il richiamo della Clepa è semplice: “L'Europa non dovrebbe permettersi di restare ferma mentre i concorrenti agiscono con decisione – si legge nel comunicato – La scelta è chiara: salvaguardare la sovranità industriale dell'Europa oggi o rischiare di perderla domani”. Questo perché, almeno attualmente, le imprese che forniscono l'industria automobilistica garantiscono fino al 75% del dei componenti dei veicoli prodotti nel Vecchio Continente. “Mantenere un ecosistema automobilistico competitivo e resiliente nell'UE richiederà un'azione urgente e orientata al mercato da parte dell'industria e misure politiche mirate, per rafforzare l'attrattiva dell'Europa come sede di produzione, ricerca e sviluppo e investimenti”, ha sintetizzato Benjamin Krieger, segretario generale del Clepa.