di
Dario Di VIco
In Italia i porti, snodi cruciali per l’economia e la geopolitica, restano bloccati da giochi di potere e nomine discutibili. E spuntano candidature imbarazzanti
Per confermare l’importanza dei porti nell’economia moderna basta pensare al grande lavorio dei cinesi per collocare la propria bandiera negli scali marittimi di tutto il mondo. Oppure sarebbe sufficiente anche ragionare sul peso strategico degli stessi porti nella stagione dei dazi voluti da Donald Trump o ancora quanto possono contare se davvero il nostro export è alla ricerca di nuove geografie di vendita. Insomma, chi possiede i porti li cura e ne fa un elemento di competizione geopolitica. Chi fa eccezione in questo scenario? Risposta: purtroppo, l’Italia.
Lo stallo e le battaglieSi sta portando avanti a tranche un profondo cambiamento delle strutture di governance delle Autorità portuale e proprio questa circostanza sta generando uno stallo incredibile. Un lettore disattento potrebbe pensare che alla radice di questa paralisi ci sia un drammatico braccio di ferro tra governo e opposizione. Niente di tutto questo. A causare lo stallo delle politiche e delle strategie della nostra portualità ci sono le diatribe tra i tre partiti che governano il Paese: la Lega, Forza Italia e Fratelli d’Italia. E come si spiega?Facciamo il classico passo indietro. Nel mondo della portualità italiana Lega e Forza Italia sono stati abbastanza presenti, mentre Fratelli d’Italia è un neofita. Ma ovviamente ha dalla sua i numeri “elettorali” e quindi fa sentire la spada di Damocle rappresentata dall’essere il primo partito della coalizione e del Paese (anche nei sondaggi). Reclama quindi spazio nella spartizione delle presidenze delle Autorità portuali (in Italia ce ne sono 16) ma il guaio — in questo caso come in altri — è che non ha nomi validi da proporre. Da qui le battaglie che intrecciano il livello politico nazionale con quello locale e l’attuale impasse. Non dimentichiamo, infine, che i porti sono di competenza del ministero delle Infrastrutture e quindi ricadono sotto la potestà di Matteo Salvini, ma per le nomine il ministro deve «agire d’intesa» con i presidenti delle Regioni. A seguire questa partita da Roma si sostiene che ci sia direttamente la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, anche se per interposta persona ovvero il ministro Francesco Lollobrigida nelle cui fidate mani è stato riposto il dossier. A sua volta, a dar retta ai bene informati, la Lega sulla materia vedrebbe al suo interno opinioni contrastanti tra una sorta di filiera che fa capo a Claudio Durigon e il viceministro Edoardo Rixi con delega sui porti.






