Roma, 10 set. (askanews) – E’ puntellata di conflitti e massacri la recente storia del Nepal, il paese himalayano che da ieri è di nuovo nel caos, dopo che le proteste della cosiddetta GenZ hanno messo a ferro e fuoco Katmandu, con 22 morti e molti palazzi della politica incendiati.
Le foto del Parlamento mostrano la distruzione, all’indomani dell’esplosione di rabbia che ha portato a incendiare anche le residenze di diversi esponenti politici e alle dimissioni forzate del primo ministro KP Sharma Oli: l’edificio è sventrato e dalla sala in cui si riunivano i parlamentari si vede il cielo.
Oggi l’esercito presidia la capitale, ha lanciato avvertimenti ai dimostranti affinché si disarmino. Regna, a quanto dicono i media locali, una calma posticcia, carica di tensione. L’aeroporto di Katmandu è stato chiuso a tempo indefinito e si presta assistenza ai cittadini stranieri che non hanno potuto lasciare questo paese incastrato tra due enormi potenze, la Cina e l’India.
Prima di diventare una repubblica, nel 2008, il Nepal è stato per 240 anni una monarchia indù. A dominare il regno Gorkha, in particolare, era la dinastia Shah, instaurata al potere dal 1768 e più volte messa in discussione da guerre e invasioni. Una monacrchia contestata, in bilico per tutto il ‘900. Nel 1951 il re Thribuvan fu costretto istituire un governo multipartitico. Il figlio Mahendra concesse una costituzione otto anni dopo, che però fu abolita l’anno seguente. Per mezzo secolo il paese oscillò tra autocrazia e monarchia costituzionale.












