Immaginate un minuscolo “serbatoio” da impiantare nell’occhio, capace di rilasciare in modo continuo il farmaco con cui è stato riempito. Si chiama Port Delivery Platform ed è pensato per il rilascio prolungato di ranibizumab, un anticorpo monoclonale che agisce contro Vegf-A, una proteina che ha un ruolo fondamentale nella formazione di nuovi vasi sanguigni e nella permeabilità dei vasi stessi. La formulazione personalizzata di ranibizumab, rilasciata da questo “serbatoio”, è diversa da quella necessaria per la somministrazione per via intravitreale di ranibizumab, attualmente approvata per il trattamento della nAMD e di altre malattie retiniche. L’Agenzia Europea per i Medicinali (Ema) sta adesso valutando la domanda di autorizzazione per l’immissione in commercio di questo innovativo sistema di somministrazione, che ridurrebbe di molto l’impegno per pazienti e personale medico-sanitario, dato che necessita di essere riempito solo una volta ogni sei mesi.

È questa una delle due novità annunciate dall’azienda farmaceutica Roche nel corso del congresso Euretina, che si è svolto a Parigi dal 4 al 7 settembre. Secondo i risultati di tre studi clinici - di cui uno di lungo periodo attualmente in corso - la somministrazione tramite Pdp consentirebbe di preservare la vista nei pazienti a lungo termine. La metà dei pazienti ha infatti mantenuto un’acuità visiva del 50% a sette anni, e circa il 95% delle persone che ricevevano il trattamento ogni sei mesi non hanno avuto bisogno di iniezioni supplementari fra una ricarica e l’altra. L’altra novità riguarda i risultati di uno studio a lungo termine su efficacia e sicurezza di faricimab, un altro anticorpo monoclonale già approvato per il trattamento della nAmd, oltre che per altre malattie della retina.