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Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez ha annunciato lunedì nuove misure del suo governo per contrastare i crimini commessi da Israele contro la popolazione della Striscia di Gaza. Sánchez ha parlato apertamente di «genocidio»: lo aveva già fatto in passato, ma questa volta i media spagnoli dicono che il governo intenda citare il genocidio anche nel decreto con cui promulgherà le nuove misure, formalizzando così la definizione.

Sánchez è stato il primo leader occidentale a parlare di genocidio e la Spagna uno dei primi paesi a riconoscere lo stato di Palestina dopo l’inizio della guerra a Gaza. Le nuove misure stanno portando a un ulteriore indurimento dei toni, e consolideranno il ruolo della Spagna come il paese europeo più vicino alla causa palestinese, assieme a pochi altri.

Il decreto sarà presentato la settimana prossima, e secondo quanto annunciato da Sánchez prevede la proibizione della vendita e dell’acquisto di armi da Israele; la proibizione di usare porti o aeroporti spagnoli per il transito di qualsiasi carico che possa riguardare la guerra a Gaza, compreso il carburante; il divieto di importazione di prodotti che provengono dai territori occupati; e il divieto all’ingresso in Spagna di tutte le persone che possono essere considerate in qualche modo «responsabili del genocidio».