«Avverto tutti i Paesi che applicano tasse, leggi, norme o regolamenti digitali che, se queste azioni discriminatorie non saranno eliminate, io, in qualità di Presidente degli Stati Uniti, imporrò dazi aggiuntivi sostanziali sulle esportazioni di quel Paese verso gli Stati Uniti e istituirò restrizioni alle esportazioni delle nostre tecnologie e dei nostri chip altamente protetti», ha dichiarato Trump in un post sui social media il 26 agosto. Il post è apparso solo pochi giorni dopo la finalizzazione dell’accordo commerciale tra Stati Uniti e l’Unione europea (Ue). Grazie a questo accordo, sbilanciato e asimmetrico, i responsabili politici europei e quei leader nazionali che avevano spinto per un accordo a tutti i costi, avevano sperato di lasciarsi alle spalle il conflitto economico con gli Stati Uniti. Tuttavia, tale speranza è già svanita. Peggio ancora, chiedendo all’Ue e ai suoi Stati membri di abolire leggi approvate democraticamente, Trump sta domandando all’Ue di cedere parte della sua sovranità e di sottomettere la sua democrazia agli interessi delle piattaforme digitali private statunitensi.

Scelta tra resa o sfida

Spetta all’Ue e ai suoi Stati membri decidere se raccogliere questa volta il guanto di sfida di Trump o cedere di nuovo. Se si sceglierà la resa – e la scelta della Commissione europea sulla multa a Google per abuso di posizione dominante nella pubblicità on line sarà la cartina di tornasole –, non solo tutte le pretese dell’Europa di essere una potenza geoeconomica svaniranno (come recentemente sottolineato da Mario Draghi), ma, data la natura delle richieste degli Stati Uniti, metterà anche in pericolo la sua democrazia e la sua sovranità. Se invece l’Ue accetterà la sfida, per riuscire a respingere le richieste degli Stati Uniti dovrà preparare con cura la sua strategia negoziale, cosa che non aveva fatto nelle recenti trattative commerciali.