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9 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 16:54
“Allenare la Palestina oggi è il mestiere più difficile del mondo del calcio”. Non ha dubbi Ihab Abu Jazar, ct della nazionale palestinese, intervistato da La Gazzetta dello Sport. La sua nazionale ha sfiorato a giugno una clamorosa qualificazione all’ultimo turno per andare ai Mondiali 2026. “Per pochi istanti abbiamo portato gioia nel cuore della gente. L’abbiamo ‘distratta’ dall’orrore”. Perché nella Striscia di Gaza continuano i bombardamenti da parte di Israele, con un numero crescente di vittime civili e una situazione umanitaria al collasso.
“La cosa che temiamo di più è il telefono. Una volta rientrati negli spogliatoi facciamo fatica a controllare le notifiche. Quell’avviso, ormai quotidianità per milioni di persone, è diventato una fonte d’ansia: potrebbe dirci che è morto un amico o un familiare”. Un genocidio in corso, una nazionale che non gioca in casa dal 2019, che non può allenarsi nel proprio territorio e che non può contare sul supporto dei propri tifosi. “Non possiamo nemmeno comunicare liberamente. Raccontiamo al mondo il nostro calvario e trasformiamo il dolore in forza. Allenare la Palestina è una forma di resistenza. Porti il peso della speranza e coltivi la resilienza di chi ne fa parte”.






