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8 SETTEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 14:42
Il calcio israeliano ha compiuto innegabili progressi nell’ultimo decennio, grazie agli investimenti di uno stato ricco e alla creazione delle accademie, concepite come un mix di Inghilterra e Spagna. La sfida di Debrecen, in Ungheria, contro l’Italia di Rino Gattuso, rappresenta uno dei momenti più alti della storia di questa nazionale: i 9 punti in classifica alimentano il sogno di approdare ai playoff per giocarsi le chance di qualificazione al Mondiale 2026. La generazione Duemila sta fornendo talenti interessanti, ai quali si chiede, come primo obiettivo, di eguagliare il traguardo raggiunto dalla squadra che partecipò al mondiale messicano del 1970, l’unico finora disputato dalla rappresentativa di Tel Aviv. Israele fu eliminato nella fase a gironi: dopo il 2-0 incassato con l’Uruguay, pareggiò 1-1 con la Svezia e 0-0 Italia, nel match passato alla storia per il presunto insulto razzista del telecronista Nicolò Carosio al guardalinee etiope che aveva annullato un gol di Riva. La Rai rimosse Carosio e promosse Nando Martellini, ma la questione è un giallo tuttora irrisolto: non ci sono infatti testimonianze della frase rivolta al guardalinee Sejum Tarekegn. La nazionale israeliana si era qualificata grazie al rifiuto della Corea del Nord di giocare la partita decisiva. Tre anni prima, esattamente dal 5 al 10 giugno 1967, si era svolta la Guerra dei Sei giorni, episodio cruciale e devastante non solo nel conflitto arabo-israeliano, ma anche nella geopolitica mondiale.














