Nell’addio a Stefano Benni, il primo annuncio è del figlio Niclas, nato nel 1989, che ora abita all’estero e che aveva fatto anche degli spettacoli con il padre, suonando con lui. Ecco le sue parole sui social: «È con grande dispiacere che devo dare notizia della scomparsa di mio padre. Era affetto da tempo da una grave malattia che lo aveva tenuto lontano dalla vita pubblica. Una cosa che Stefano mi aveva detto più volte è che gli sarebbe piaciuto che la gente lo ricordasse leggendo ad alta voce i suoi racconti. Come alcuni di voi sapranno, Stefano era molto affezionato al reading come forma artistica, lettura ad alta voce – spesso accompagnato da musicisti. Quindi, se volete ricordarlo, vi invito in questi giorni a leggere le opere di Stefano che vi stanno più a cuore a chi vi sta vicino, ad amici, figli, amanti e parenti. Sono sicuro che, da lassù, vedere un esercito di lettori condividere il loro amore per ciò che ha creato gli strapperebbe sicuramente una gran risata. Grazie». Poi il ricordo dell’artista Andrea Pennacchi, suo grande ammiratore: «Oggi vado al bar da Orazio e mangio la Luisona», scrive.

Gli omaggi e le citazioni

D’altra parte tutti citano i suoi libri. “Il Bar Sport è chiuso per lutto” è infatti delle immagini ricorrenti che accompagna i tanti post di ricordo e cordoglio per la scomparsa di Stefano Benni. Tanti lettori, tanti amici, tanti salutano lo scrittore anche solo semplicemente con «Ciao Lupo», il soprannome che s’era guadagnato a Bologna. Ci sono colleghi, scrittori, politici, musicisti, a salutare Benni. «Laboratorio della fantasia della natura, dove è tutto così strano che nulla più ti sembra strano», il Comune di Bologna sceglie le parole del professor Stephen Lupus e l’immagine di una piazza Maggiore piena per salutare il suo scrittore. «Uno degli autori più amati della letteratura contemporanea», sottolinea il Bologna calcio, che s’unisce al cordoglio. Samuele Bersani pubblica una foto col semplice «Ciao Stefano», Paolo Fresu racconta di «quante cose fatte assieme e quanti chilometri, a soprattutto quante parole magnifiche. Leggere e pesanti nello stesso tempo. E quanto amore per il jazz. Thelonious Monk e Billie Holiday. Il mondo perde una delle voci più cristalline del contemporaneo». Tra gli artisti che lo ricordano anche Cisco, ex dei Modena City Ramblers, che racconta della genesi del loro brano “Ahmed l’ambulante”, «libero adattamento dalla poesia omonima. Risale al settembre del ‘92, quando, aggirandoci per la Festa Nazionale dell’Unità di Reggio Emilia abbiamo conosciuto questa poesia. Accogliendo l’invito del retrocopertina del libro decidemmo di metterla in musica; ne è nata quella canzone. Abbiamo fatto sentire il pezzo al poeta in persona, ricevendone l'approvazione».