Contro 364 voti, 194 a favore, 25 astenuti. Mancano pochi minuti alle 19 quando la presidente dell’Assemblea nazionale, Yaël Braun-Pivet, ufficializza la caduta di François Bayrou, sfiduciato sulla sua proposta di manovra finanziaria da quasi 44 miliardi di euro di risparmi. È il quarto capo di governo bruciato in meno di due anni dal presidente della Repubblica francese, Emmanuel Macron. E ora? Quali sono gli scenari che si delineano all’orizzonte con l’uscita di scena del leader dei centristi? Il più probabile è la nomina di un primo ministro a stretto giro, come riferito ieri sera dall’Eliseo. In un comunicato, la presidenza della Repubblica ha annunciato che Macron «ha preso atto» della sfiducia del governo Bayrou e con ogni probabilità nominerà il suo successore «nei prossimi giorni».
Secondo le informazioni del Parisien, l’idea è quella di agire rapidamente, o comunque prima del 18 settembre, data in cui i principali sindacati hanno organizzato proteste e manifestazioni in tutto il Paese contro le misure d’austerità. La volontà del capo dello Stato francese è quella di inviare un primo ministro a trattare con le organizzazioni sindacali per evitare di trovarsi in prima linea di fronte alla loro rabbia: un primo ministro parafulmine, argine alla collera sociale che rischia di esondare. Alcuni osservatori fanno notare che Macron non è famoso per scegliere rapidamente i suoi primi ministri, rievocando i due mesi di trattative che hanno preceduto la nomina di Michel Barnier nel settembre 2024. «Ma questa volta è diverso. Ha già avuto quindici giorni per prepararsi», ha ironizzato un consigliere, riferendosi all’annuncio a sorpresa di Bayrou di sottoporsi a un voto di fiducia lo scorso 25 agosto. Ma qual è il profilo ricercato da Macron per provare a galleggiare fino alla fine del secondo quinquennio senza correre il rischio di una nuova sfiducia? Una personalità del suo schieramento, che incarni l’ala progressista e sia capace di creare un ponte tra il blocco centrale e le sinistre responsabili, ossia tutte tranne la France insoumise, il partito della gauche radicale. Tra i nomi più citati per provare a allestire un governo di larghe intese, figurano quelli di Sébastien Lecornu, attuale ministro delle Forze armate, Éric Lombard, titolare dell’Economia, Catherine Vautrin, ministra della Salute, ma anche quello dell’ex primo ministro Bernard Cazeneuve.











