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Ultimo aggiornamento: 8:00

A Palermo, giorno 8 settembre, il Teatro Politeama ha ospitato un evento di straordinaria intensità civile: il varo della Fondazione intitolata all’agente Montinaro, uno dei poliziotti di scorta di Giovanni Falcone caduto a Capaci. Un’iniziativa promossa dalla moglie Tina Martinez Montinaro e dai figli, che ha visto la partecipazione del ministro dell’Interno e della presidente della Commissione antimafia, segno tangibile che lo Stato, almeno nelle forme solenni, sa ancora presentarsi unito di fronte alle ferite aperte delle stragi.

Eppure, proprio nelle parole della vedova Montinaro, è risuonata la nota più amara: la delusione per esiti processuali che non hanno consegnato fino in fondo la verità, e il fastidio per una narrazione pubblica che restituisce centralità ai criminali, ai loro interessi, persino ai loro nipoti, come nel caso dell’albergo confiscato a Palermo che rischia di tornare nell’orbita dei Brusca in forme indirette. Sul palco, la presidente della Commissione Antimafia Colosimo ha rivendicato con orgoglio la proposta di legge che intende depositare, volta a imporre la piena “discovery” dei patrimoni mafiosi ai detenuti al 4-bis come condizione per accedere ai benefici.